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Nella Tradizione liturgica ortodossa, ogni grande
festa religiosa o tempo liturgico sono
annunciati e preparati con molto anticipo. Così è anche per la Quaresima.
Come mai?
“Perchè la Chiesa ha una profonda percezione psicologica della natura
umana.
Conoscendo la nostra mancanza di concentrazione e la
spaventosa “mondanità” della nostra vita, sa come noi ci ritroviamo
incapaci di cambiare rapidamente…Ed è per questo, che molto tempo prima
dell’inizio della Quaresima, la Chiesa attira la nostra attenzione sulla
serietà di questo tempo liturgico e ci invita a meditarne il senso”
(« Le grand Carême », Alexandre Schmemann,
Spiritualité Orientale 13, Abbaye de Bellefontaine, p.17).
La preparazione alla Quaresima ci permette di
acquisire le disposizioni necessarie a questo “viaggio verso la Pasqua”.
La Tradizione Orientale propone cinque domeniche di
preparazione e ciascuna, con un Vangelo particolare, sottolinea un aspetto
fondamentale della penitenza e del cammino di conversione verso Dio.
Il
desiderio. (la domenica di Zaccheo, Lc 19,1-10). Il
desiderio di Zaccheo di vedere Gesù è la condizione fondamentale dell’uomo
che si mette in ricerca e vuole trovare Dio.
L’umiltà.
(la domenica del pubblicano e del fariseo, Lc. 18,10-14). Questo seconda
attitudine, libera l’uomo dalla pretesa di credere che è capace di
realizzarsi da solo escludendo Dio.
Il ritorno
dall’esilio. ( la domenica del figliol prodigo, Lc.
15,11-32). Il vangelo di questa domenica ci invita a riconoscere la
nostalgia di Dio presente in noi, a riconoscere il nostro essere lontani
dalla vera gioia e dalla vera vita. Il figlio prodigo partì per “un paese
lontano”. È la coscienza di trovarci in un “paese lontano”che ci spinge a
camminare verso “casa” verso Dio.
Il giudizio
finale. ( la domenica dell’astinenza dalla carne, Mt.
25,31-46). Questa domenica, la Chiesa prescrive un digiuno limitato,
l’astinenza dalla carne, per cominciare ad introdurci gradualmente nel
cammino di Quaresima. Quando Gesù Cristo verrà a giudicarci, quale sarà il
criterio con cui ci giudicherà? La parabola del vangelo ci offre la
risposta: l’amore.
Il
perdono. ( la domenica detta dell’”espulsione di Adamo dal
Paradiso delle delizie”, Mt. 6,14-21). L’uomo è stato creato per il
Paradiso. Il suo peccato lo ha privato di questa vita felice e la sua
esistenza è diventata un triste esilio. La Quaresima è il cammino di
liberazione dalla schiavitù del peccato. Il vangelo di questa domenica
pone le condizioni di questa liberazione: il digiuno ed il perdono.
Qual
è lo scopo del tempo di Quaresima?
Non è certo quello di imporci qualche obbligazione
esteriore, ma piuttosto di condurci a prenderci cura del nostro cuore
(della realtà più profonda e vera di noi stessi) affinchè possa aprirsi
alle realtà dello Spirito e sperimentare la fame e la sete della comunione
con Dio.
Tre sono le cose che siamo chiamati a mettere in pratica in modo
particolare, durante il nostro viaggio verso Pasqua: l’amore del prossimo,
il digiuno e la preghiera.
L’amore
del prossimo ci spinge a “uscire” da noi stessi per mettere
al centro l’altro.
Prima di essere una pratica concreta di aiuto e di
attenzione verso i fratelli, i nostri gesti di solidarietа trovano la loro
sorgente in quella disposizione spirituale che ci invita a farci poveri
per permettere a Dio di arricchirci.
Questa è la logica dell’amore cristiano.
Il
digiuno nella Tradizione Orientale, occupa un posto
privilegiato, che non è sempre ben compreso dai cristiani delle altre
tradizioni.
In effetti, questa pratica non a alcun senso se si
riduce ad un semplice precetto esteriore.
Il digiuno non è rinuncia al cibo ma, invito al
nutrimento.
Il fondamento biblico del digiuno si trova nel
racconto del peccato origin ale
(Genesi cap. 3, 1-24) ed in quello delle tentazioni di Gesù nel deserto
(Luca cap. 4,1-13).
È facile, anche per quelli che non hanno
dimestichezza col testo biblico, notare le molte affinità tra questi due
racconti.
Adamo, tentato dal serpente,mangia e fa
un’esperienza di “morte”, Gesù è tentato dal demonio, ma non mangia perché
dice: “non di solo pane vive l’uomo”.
La pratica del digiuno ci invita a riflettere sulla vera fame dell’uomo,
sul cibo che non ci fa morire. Il fatto di rinunciare al nutrimento
materiale, è strettamente legato alla coscienza che abbiamo bisogno di un
altro nutrimento, quello che ci dona la vita eterna.
La
preghiera. Nella Tradizione Orientale, il tempo di Quaresima
è chiamato il tempo della “dolorosa gioia”. La preghiera è prima di tutto
un cammino di conversione, un distogliere lo sguardo da noi stessi per
incontrare lo sguardo di Dio posato sulle nostre vite.
Questo comporta la discesa nelle oscurità del nostro
cuore,là dove il male ferisce e distrugge la nostra umanità con la
diffidenza, la rivalità, la gelosia, la paura, l’egoismo, l’amor proprio.
Ogni uomo è una creatura spezzata, piene di ferite,
separata da Dio,dagli altri e da se stesso a causa del peccato.
Discendere
nelle profondità del nostro cuore significa fare l’esperienza
dell’impotenza, della nostra incapacità ricombattere il male presente in
noi.
Nessuno può liberarsi da solo da questa condizione
di schiavitù.
La nostra libertà è sempre una libertà donata, la
salvezza dell’uomo è sempre una salvezza offerta.
È solo accettando di dare luce sulle piaghe del
nostro cuore che possiamo permettere a Dio di guarirci con il balsamo del
duo amore.
Accettando di riconciliarci con i nostri limiti ed
il nostro bisogno di essere amati, incomincia il secondo movimento, quella
della salita.
Essere amati nella nostra povertà umana,nel nostro
peccato, è la forza che ci attira a Dio e che è all’origine della salità e
della gioia del nostro cuore.
“Invoca il Signore con ardore:
Signore Gesù Cristo, figlio di Dio,
abbi pietà di me peccatore!”
Fallo senza interruzione:
in chiesa, in casa,
in cammino, al lavoro,
quando prendi il cibo,
nel tuo letto,
in una parola dal momento in cui tu aprirai gli occhi
fino a quando tu li fermi;
è come se tu esponessi qualche cosa al sole,
perché questo è tenersi davanti al volto di Dio,
che è il sole del mondo spirituale”
(Teofanie il recluso)
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